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Bilancio di sostenibilità obbligatorio, chi deve rendicontare?

Felice Testa

Felice Testa

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1 novembre 2026

Bilancio sostenibilità obbligatorio: puzzle di Società, Economia e Ambiente su una bilancia.

Un’impresa può avere già raccolto dati su consumi energetici, emissioni e personale senza sapere se debba trasformarli in una rendicontazione formalmente obbligatoria. Nel 2026 la risposta dipende soprattutto da dimensioni, quotazione, natura di ente di interesse pubblico e calendario di applicazione della normativa europea. Qui chiarisco chi è soggetto all’obbligo, cosa deve contenere il documento e come prepararsi senza confondere un report volontario con il bilancio di sostenibilità previsto dalla legge.

La rendicontazione obbligatoria riguarda oggi soprattutto le imprese più grandi

  • Nel 2026 l’obbligo italiano interessa principalmente grandi enti di interesse pubblico con più di 500 dipendenti.
  • La rendicontazione entra nella relazione sulla gestione, non è soltanto un documento promozionale separato.
  • Gli standard di riferimento sono gli ESRS, basati sulla doppia materialità.
  • La conformità deve essere verificata da un revisore abilitato.
  • La nuova disciplina europea restringe il perimetro futuro a imprese con oltre 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di euro di ricavi netti.

Percorso a ostacoli per il bilancio di sostenibilità obbligatorio: persone, ambiente, uguaglianza, innovazione.

Che cosa significa davvero l’obbligo di rendicontazione

Quando si parla di bilancio di sostenibilità obbligatorio, si fa spesso riferimento alla rendicontazione societaria introdotta dalla direttiva CSRD e recepita in Italia con il decreto legislativo 125/2024. Non si tratta di un semplice report ESG realizzato per comunicare meglio il proprio impegno ambientale, ma di una sezione formalmente inserita nella relazione sulla gestione.

L’impresa deve spiegare sia come le questioni ambientali e sociali influenzano risultati, rischi e prospettive economiche, sia quale impatto produce sulle persone e sull’ambiente. Questo principio prende il nome di doppia materialità e rappresenta la differenza più importante rispetto ai vecchi report volontari, spesso concentrati soltanto sugli aspetti utili all’immagine aziendale.

La rendicontazione deve essere preparata secondo gli European Sustainability Reporting Standards, conosciuti come ESRS. Gli standard coprono temi come cambiamento climatico, inquinamento, acqua, biodiversità, economia circolare, lavoratori, comunità interessate, consumatori e condotta d’impresa.

Il documento deve inoltre essere sottoposto ad attestazione di conformità. Il revisore non certifica che l’azienda sia “sostenibile” in senso assoluto, ma verifica se le informazioni siano state raccolte e presentate secondo le regole applicabili, compresi gli obblighi collegati alla Tassonomia europea e alla marcatura digitale.

Chi deve pubblicarlo in Italia nel 2026

La risposta va data distinguendo la normativa italiana oggi applicabile dalle modifiche europee approvate nel 2026. Per gli esercizi che si chiudono entro il 31 dicembre 2026, il perimetro resta concentrato sulle imprese della cosiddetta prima fase.

Rientrano principalmente le grandi imprese che sono enti di interesse pubblico e che, alla chiusura del bilancio 2023, superavano in media i 500 dipendenti. Lo stesso criterio riguarda le società madri di grandi gruppi che sono enti di interesse pubblico e superavano la soglia dei 500 dipendenti su base consolidata.

Situazione dell’impresa Obbligo nel 2026 Indicazione pratica
Grande ente di interesse pubblico con oltre 500 dipendenti Sì, per gli esercizi inclusi nella prima fase La rendicontazione deve essere integrata nella relazione sulla gestione
Società madre di un grande gruppo soggetta ai requisiti della prima fase Sì, su base consolidata Occorre coordinare dati e controlli tra tutte le società del gruppo
PMI quotata Obbligo rinviato Il calendario originario è stato posticipato di due anni
Grande impresa non rientrante nella prima fase Non automaticamente nel 2026 Deve verificare rinvii, nuove soglie europee e futuro recepimento italiano
PMI non quotata In genere no Può comunque rendicontare volontariamente con uno standard proporzionato

Un errore frequente consiste nel pensare che bastino fatturato elevato o numero di dipendenti. Nel quadro applicabile oggi, la dimensione da sola non è sufficiente per stabilire l’obbligo: contano anche la qualifica di ente di interesse pubblico, l’eventuale quotazione e il fatto che si tratti di una società madre.

Il MEF ha indicato che le imprese italiane obbligate erano circa 180 nel 2024. Il numero è destinato a cambiare con la nuova disciplina europea, ma non bisogna anticipare automaticamente gli effetti delle direttive prima del loro recepimento nella legislazione nazionale.

Che cosa cambia con le nuove soglie europee

Nel 2026 l’Unione europea ha approvato la direttiva 2026/470, che riduce il numero di imprese soggette alla rendicontazione obbligatoria. Il nuovo perimetro riguarda, in linea generale, le imprese che superano entrambe le soglie di oltre 1.000 dipendenti medi e più di 450 milioni di euro di ricavi netti.

Gli stessi criteri valgono per le società madri, valutando il gruppo su base consolidata. La riforma elimina inoltre il precedente riferimento generalizzato alle PMI quotate e introduce una maggiore protezione per le imprese più piccole che fanno parte della catena del valore di un’impresa obbligata.

La direttiva deve essere recepita dagli Stati membri entro il 19 marzo 2027. Per questo, una società con 700 dipendenti e 500 milioni di euro di ricavi non dovrebbe concludere automaticamente di essere già esclusa o inclusa sulla base della sola direttiva europea. Nel 2026 deve ancora verificare la disciplina italiana vigente e le disposizioni transitorie applicabili.

La Commissione europea sta anche lavorando alla semplificazione degli ESRS. L’obiettivo è ridurre il numero di informazioni richieste, senza eliminare la necessità di dimostrare l’origine dei dati e la coerenza tra obiettivi, azioni e risultati. A mio avviso, questa è una buona notizia soprattutto per le aziende che hanno finora percepito la rendicontazione come un esercizio burocratico sproporzionato.

Che cosa deve contenere una rendicontazione conforme

Un documento conforme non può limitarsi a dichiarare che l’azienda utilizza energia rinnovabile o sostiene progetti ambientali. Deve collegare impatti, rischi, opportunità, obiettivi e indicatori a una metodologia chiara e verificabile.

La valutazione di doppia materialità

Il primo passaggio consiste nell’individuare i temi realmente rilevanti. L’impresa deve valutare da un lato l’impatto delle proprie attività su ambiente e società, dall’altro i rischi finanziari che i temi di sostenibilità possono generare per il business.

Per esempio, le emissioni di un impianto possono rappresentare un impatto ambientale significativo. Allo stesso tempo, il costo crescente dell’energia o il rischio di interruzione delle forniture possono diventare questioni finanziariamente rilevanti. La selezione dei temi non dovrebbe essere fatta copiando una lista standard, ma documentando il ragionamento seguito.

Dati ambientali e climatici

Tra le informazioni più impegnative ci sono consumi energetici, emissioni dirette e indirette, uso di materie prime, rifiuti, acqua e dipendenza da risorse naturali. Per le emissioni è spesso necessario distinguere tra Scope 1, Scope 2 e Scope 3, cioè emissioni dirette, legate all’energia acquistata e generate lungo la catena del valore.

Lo Scope 3 è quello che crea più difficoltà, perché richiede dati da fornitori, trasportatori, clienti e altri partner. Non sempre è possibile ottenere subito misurazioni perfette. In questi casi è preferibile dichiarare metodo, perimetro e limiti della stima invece di presentare numeri apparentemente precisi ma non difendibili.

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Politiche, obiettivi e risultati

La relazione deve descrivere le politiche adottate, le azioni realizzate e gli obiettivi futuri. Un obiettivo come “ridurre le emissioni” è troppo generico; una formulazione utile indica anno di riferimento, percentuale di riduzione, scadenza e perimetro interessato.

Se l’impresa dichiara di voler raggiungere la neutralità climatica, deve spiegare investimenti, tempi, tecnologie, eventuale ricorso a crediti di carbonio e rischi del piano. La parte più credibile, secondo la mia esperienza, non è quella con gli slogan più ambiziosi, ma quella che mostra anche ritardi, vincoli e correzioni di rotta.

Come organizzare il lavoro senza arrivare in ritardo

La rendicontazione funziona quando viene trattata come un processo aziendale continuo e non come un documento da preparare poche settimane prima dell’approvazione del bilancio. Le responsabilità devono essere distribuite tra amministrazione, finanza, risorse umane, acquisti, ambiente, compliance e direzione.

Fase Attività Risultato atteso
Perimetro Verificare obbligo, società incluse e periodo di riferimento Elenco delle entità e dei dati necessari
Materialità Analizzare impatti, rischi e opportunità con il coinvolgimento degli stakeholder Mappa dei temi rilevanti
Raccolta Definire responsabili, fonti, frequenza e controlli sui dati Registro degli indicatori documentati
Redazione Collegare politiche, obiettivi, azioni e risultati agli ESRS applicabili Sezione di sostenibilità nella relazione sulla gestione
Verifica Preparare evidenze, controlli interni e confronto con il revisore Attestazione di conformità
Pubblicazione Gestire formato elettronico e marcatura delle informazioni Documento pronto per il deposito e la comunicazione al mercato

Non esiste un costo fisso imposto dalla legge. La spesa dipende da numero di sedi, complessità della catena di fornitura, qualità dei sistemi informativi e livello di supporto esterno necessario. Per una PMI che rendiconta volontariamente, il modello VSME può essere più proporzionato rispetto all’applicazione completa degli ESRS, ma non sostituisce gli obblighi CSRD quando questi diventano applicabili.

Il controllo interno è spesso il punto sottovalutato. Se un dato sui consumi energetici proviene da una bolletta, bisogna poter dimostrare periodo, sito, unità di misura e metodo di conversione. Se invece deriva da una stima, occorre conservare la fonte e spiegare perché la stima sia ragionevole.

Gli errori che rendono fragile il bilancio di sostenibilità

Il primo errore è confondere comunicazione e rendicontazione. Un testo ricco di fotografie, certificazioni e iniziative benefiche può essere efficace per il pubblico, ma non dimostra necessariamente la qualità dei dati richiesti dagli ESRS.

Il secondo è affidare tutto a una sola funzione aziendale. La sostenibilità coinvolge acquisti, produzione, energia, personale e governance. Quando i dati restano isolati in un ufficio, aumentano il rischio di incoerenze tra relazione finanziaria, obiettivi climatici e informazioni sociali.

  • Perimetro incerto tra società controllate, sedi e fornitori.
  • Indicatori senza anno base, che rendono impossibile misurare i progressi.
  • Obiettivi non finanziati, privi di investimenti, responsabilità e scadenze.
  • Stime non documentate sulle emissioni della catena del valore.
  • Disallineamento tra dati di sostenibilità, bilancio economico e informazioni alla banca o agli investitori.

Un altro problema è attendere la versione definitiva di ogni regola prima di iniziare. È più efficace costruire subito un archivio ordinato dei dati principali e migliorarlo nel tempo. Le norme possono cambiare, ma la tracciabilità delle informazioni resta utile in qualsiasi scenario.

La decisione più utile da prendere già adesso

Nel 2026 non tutte le imprese italiane devono redigere una rendicontazione obbligatoria, ma molte sono già coinvolte indirettamente attraverso banche, grandi clienti, gare e catene di fornitura. Preparare un sistema minimo di raccolta su energia, emissioni, personale e governance riduce il rischio di dover rispondere in fretta a richieste sempre più dettagliate.

Per le imprese già soggette all’obbligo, la priorità è verificare perimetro, doppia materialità, qualità delle evidenze e confronto con il revisore. Per le altre, la scelta più equilibrata è adottare un modello volontario proporzionato, senza trasformare il report in una promessa pubblicitaria che i dati non riescono ancora a sostenere.

La regola pratica che seguo è semplice: ogni informazione importante deve avere un responsabile, una fonte, un metodo di calcolo e una spiegazione comprensibile. Quando questi quattro elementi sono presenti, la rendicontazione smette di essere un adempimento isolato e diventa uno strumento concreto per guidare la transizione energetica e ambientale dell’impresa.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

L’obbligo riguarda principalmente le grandi imprese che sono enti di interesse pubblico e superavano in media i 500 dipendenti alla chiusura del bilancio 2023. Lo stesso criterio vale per le società madri di grandi gruppi soggette alla prima fase, valutate su base consolidata. Le PMI quotate hanno invece l’obbligo rinviato e le PMI non quotate, in genere, non sono obbligate.

La rendicontazione deve basarsi sulla doppia materialità e collegare impatti, rischi, opportunità, obiettivi e indicatori. Deve includere informazioni su temi ambientali e sociali, come emissioni, energia, acqua, biodiversità, lavoratori e condotta d’impresa, oltre a politiche, azioni e risultati. Il documento è inserito nella relazione sulla gestione e deve essere sottoposto ad attestazione di conformità da parte di un revisore abilitato.

La nuova disciplina europea individua, in linea generale, le imprese che superano entrambe le soglie di oltre 1.000 dipendenti medi e più di 450 milioni di euro di ricavi netti. Le stesse soglie si applicano alle società madri su base consolidata. La direttiva deve essere recepita dagli Stati membri entro il 19 marzo 2027, quindi nel 2026 occorre verificare anche la normativa italiana vigente e le disposizioni transitorie.

Una PMI può adottare volontariamente il modello VSME, più proporzionato rispetto all’applicazione completa degli ESRS, e organizzare un sistema minimo per raccogliere dati su energia, emissioni, personale e governance. Ogni informazione dovrebbe avere un responsabile, una fonte, un metodo di calcolo e una spiegazione comprensibile. Questo facilita le richieste di banche, clienti, gare e catene di fornitura senza confondere un report volontario con un obbligo CSRD.
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Autor Felice Testa
Felice Testa
Mi chiamo Felice Testa e ho accumulato 11 anni di esperienza nel campo dell'energia rinnovabile e della sostenibilità ambientale. La mia passione per questi temi è nata durante gli studi universitari, quando ho realizzato quanto sia cruciale per il nostro futuro adottare pratiche sostenibili. Scrivo per aiutare i lettori a comprendere le sfide e le opportunità legate a queste tematiche, esplorando argomenti come le nuove tecnologie energetiche, l'efficienza energetica e le politiche ambientali. Nel mio lavoro, mi impegno a fornire informazioni utili, accurate e aggiornate, verificando sempre le fonti e confrontando i dati per garantire una visione chiara e comprensibile. Mi piace semplificare argomenti complessi e seguire le ultime tendenze, in modo da rendere accessibili a tutti le conoscenze necessarie per affrontare le questioni ambientali odierne.
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