Quando un rifiuto deve essere raccolto, trasportato, recuperato o smaltito, non basta descriverlo con parole generiche come “plastica”, “vernice” o “macerie”. Serve un’identificazione precisa. Il codice CER dei rifiuti, oggi indicato più correttamente come codice EER, permette di classificare ogni materiale in base alla sua origine e alle sue caratteristiche, distinguendo anche i rifiuti pericolosi da quelli non pericolosi.
Le informazioni essenziali per interpretare un codice EER
- Sei cifre identificano capitolo, sottocapitolo e tipologia specifica del rifiuto.
- L’asterisco segnala normalmente un rifiuto pericoloso.
- La scelta parte dall’origine del rifiuto, non soltanto dal materiale che lo compone.
- I codici speculari richiedono una valutazione delle sostanze e delle caratteristiche di pericolo.
- Il produttore deve garantire una classificazione corretta e documentabile.

Che cosa indica davvero il codice CER o EER
La sigla CER significa Catalogo Europeo dei Rifiuti, mentre EER significa Elenco Europeo dei Rifiuti. In Italia il termine CER è ancora molto usato, ma nei documenti tecnici e nella normativa è preferibile parlare di codice EER. Il sistema nasce a livello europeo per usare criteri comuni nella gestione dei rifiuti.
Ogni voce è composta da sei cifre divise in tre coppie. Le prime due indicano il capitolo, le seconde il sottocapitolo e le ultime identificano il rifiuto specifico. Non si tratta quindi di un semplice codice commerciale o di un simbolo per la raccolta differenziata, ma di una classificazione legata soprattutto al processo che ha generato il rifiuto.
Questa distinzione è importante. Un contenitore di plastica proveniente da un’attività produttiva può avere un codice diverso da un imballaggio domestico, anche se il materiale sembra identico. Per questo, nella mia esperienza, l’errore più comune è scegliere il codice guardando soltanto l’aspetto del rifiuto e ignorando la sua provenienza.
CER, EER e raccolta differenziata non sono la stessa cosa
La raccolta differenziata indica il canale di conferimento del materiale, per esempio carta, vetro o organico. Il codice EER serve invece a descrivere il rifiuto in modo tecnico e giuridico, soprattutto quando viene gestito da imprese, impianti autorizzati o trasportatori.
Un imballaggio in cartone può essere conferito nella carta da un’utenza domestica, ma in un’attività professionale deve essere classificato e gestito secondo il contesto in cui è stato prodotto. La destinazione al riciclo dipende poi dalla qualità del materiale, dalla contaminazione e dall’impianto che lo riceve.
Come si leggono le sei cifre del codice
La struttura numerica diventa più semplice osservando alcuni esempi. Il codice 15 01 01 identifica gli imballaggi in carta e cartone, mentre 15 01 02 riguarda gli imballaggi in plastica. Il capitolo 15, quindi, riguarda imballaggi, materiali assorbenti, stracci e dispositivi di protezione contaminati.
| Codice EER | Tipologia | Pericolosità |
|---|---|---|
| 15 01 01 | Imballaggi in carta e cartone | Non pericoloso |
| 15 01 02 | Imballaggi in plastica | Non pericoloso |
| 16 01 03 | Pneumatici fuori uso | Non pericoloso |
| 20 01 21* | Tubi fluorescenti e altri rifiuti contenenti mercurio | Pericoloso |
| 20 01 35* | Apparecchiature elettriche ed elettroniche contenenti componenti pericolosi | Pericoloso |
| 20 01 36 | Apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso non pericolose | Non pericoloso |
| 17 09 04 | Rifiuti misti dell’attività di costruzione e demolizione | Non pericoloso |
L’asterisco finale indica una voce classificata come pericolosa, salvo specifiche esclusioni previste dalla normativa. Non bisogna però dedurre la pericolosità solo dal nome comune del materiale. Una lampada, una batteria o un’apparecchiatura elettronica possono rientrare in codici diversi a seconda della composizione e dei componenti presenti.
Il significato dei capitoli principali
- Capitoli 01-12 per rifiuti derivanti da estrazione, agricoltura, lavorazioni industriali e trattamenti superficiali.
- Capitoli 13-15 per oli, solventi, imballaggi, materiali assorbenti e stracci.
- Capitolo 16 per rifiuti non altrimenti classificati, tra cui batterie, veicoli e apparecchiature.
- Capitoli 17-20 per costruzioni e demolizioni, servizi urbani, raccolta differenziata e rifiuti domestici.
Il numero finale 99 identifica una voce residuale, cioè un rifiuto non specificato altrimenti. Il suo uso dovrebbe essere limitato ai casi in cui non esista una voce più precisa. Utilizzarlo automaticamente per comodità è una scelta debole e può rendere difficile dimostrare che la classificazione sia stata effettuata correttamente.
Come attribuire il codice corretto passo dopo passo
La classificazione spetta al produttore del rifiuto, cioè al soggetto la cui attività lo ha generato. Un trasportatore o un impianto può segnalare un’incongruenza, ma non dovrebbe sostituirsi senza motivo alla valutazione iniziale del produttore.
- Ricostruire l’origine del rifiuto e l’attività che lo ha prodotto.
- Consultare prima i capitoli da 01 a 12 oppure da 17 a 20.
- Verificare se esiste una voce specifica, evitando i codici residuali che terminano con 99.
- Se non si trova una soluzione, esaminare i capitoli 13, 14 e 15.
- Ricorrere al capitolo 16 solo quando i capitoli precedenti non sono adatti.
- Controllare l’eventuale presenza di sostanze pericolose e documentare la decisione.
Per svolgere questa verifica servono informazioni concrete. Le più utili sono la scheda di sicurezza delle sostanze utilizzate, la composizione del prodotto, il ciclo di lavorazione, eventuali contaminazioni e i risultati delle analisi di laboratorio.
Le analisi non sono sempre necessarie. Diventano però importanti quando il rifiuto può rientrare in una coppia di codici speculari, cioè una voce pericolosa e una non pericolosa riferite a materiali simili. In quel caso non basta scegliere il codice più comodo: occorre dimostrare quali caratteristiche di pericolo siano effettivamente presenti.
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Perché il codice 99 non è una scorciatoia
Un codice residuale può essere corretto, ma soltanto quando il catalogo non offre una voce più precisa. La documentazione dovrebbe spiegare perché le altre categorie sono state escluse. Questo passaggio è spesso trascurato, ma diventa essenziale durante un controllo o quando l’impianto destinatario contesta il conferimento.
Rifiuti pericolosi, non pericolosi e codici speculari
La distinzione tra pericoloso e non pericoloso incide su trasporto, deposito, imballaggio, registrazioni e trattamento. Un rifiuto pericoloso può contenere sostanze tossiche, corrosive, infiammabili, ecotossiche o con altre caratteristiche di pericolo, indicate dalla normativa con sigle come HP3, HP8 o HP14.
Esistono tre situazioni principali. Il rifiuto può avere un codice pericoloso assoluto, un codice non pericoloso assoluto oppure un codice speculare. Nei primi due casi la classificazione è già definita dalla voce dell’elenco; nel terzo caso bisogna valutare la composizione e le concentrazioni delle sostanze presenti.
| Situazione | Come si interpreta | Cosa serve |
|---|---|---|
| Codice pericoloso assoluto | Il rifiuto è pericoloso per definizione | Verifica della corretta corrispondenza con la voce |
| Codice non pericoloso assoluto | Il rifiuto è non pericoloso secondo l’elenco | Controllo dell’origine e della descrizione |
| Codice speculare | La pericolosità dipende dalla composizione | Schede tecniche, calcoli o analisi quando necessari |
Il simbolo asterisco non va confuso con le etichette di pericolo del prodotto originario. Un solvente classificato pericoloso prima dell’uso non produce necessariamente lo stesso rifiuto dopo una lavorazione, così come un materiale apparentemente innocuo può diventare pericoloso se contaminato.
Che cosa cambia per riciclo, trasporto e documenti
Il codice EER orienta il rifiuto verso un determinato impianto di recupero o smaltimento. Un impianto autorizzato può accettare soltanto i codici compatibili con la propria autorizzazione e con le caratteristiche tecniche del materiale.
La classificazione influenza anche il trasporto e la compilazione dei documenti ambientali. Un codice errato può causare il respingimento del carico, registrazioni incoerenti, costi aggiuntivi e responsabilità per chi ha prodotto o movimentato il rifiuto.
Per il riciclo, però, il codice da solo non garantisce il recupero. Carta e cartone troppo bagnati, plastica miscelata con sostanze estranee o inerti contaminati possono perdere valore anche quando il codice è formalmente corretto. La qualità del materiale raccolto resta decisiva per trasformare un rifiuto in una risorsa.
Nel 2026 il quadro richiede attenzione anche per le batterie. La Decisione delegata UE 2025/934 introduce nuove disposizioni per alcuni rifiuti derivanti da batterie; secondo l’Albo Nazionale Gestori Ambientali, le richieste per i nuovi codici saranno gestibili dal 14 ottobre 2026, mentre l’adeguamento d’ufficio dei codici sostituiti è previsto dal 9 dicembre 2026. Per le imprese che raccolgono o trattano batterie, controllare le autorizzazioni aggiornate è quindi una verifica concreta, non un dettaglio burocratico.
Gli errori più frequenti da evitare
Il primo errore è usare lo stesso codice per rifiuti che hanno origini diverse. Il secondo è considerare automaticamente non pericoloso un rifiuto solo perché il materiale di partenza non aveva simboli di pericolo. La contaminazione durante il processo può cambiare completamente la classificazione.
- Non scegliere il codice basandosi solo sul colore o sull’aspetto del rifiuto.
- Non confondere il codice EER con il simbolo del materiale riciclabile.
- Non utilizzare il codice 99 senza aver escluso le voci più specifiche.
- Non ignorare le schede di sicurezza delle sostanze coinvolte.
- Non copiare il codice da un vecchio formulario senza verificare che il processo sia ancora identico.
Io consiglio di conservare una breve scheda interna per ogni flusso di rifiuti. Dovrebbe indicare origine, composizione, codice scelto, eventuale pericolosità, documenti consultati e data dell’ultima verifica. È un metodo semplice, ma aiuta a rendere coerenti formulari, registri e istruzioni date agli operatori.
Una verifica pratica prima di conferire il rifiuto
Prima della consegna conviene controllare quattro elementi. Il rifiuto deve corrispondere davvero all’attività che lo ha generato, la descrizione deve essere coerente con il codice, l’eventuale pericolosità deve essere documentata e l’impianto destinatario deve essere autorizzato a riceverlo.
Se il materiale è composto da più componenti, è spesso preferibile separarlo prima del conferimento. Una corretta separazione all’origine migliora le possibilità di recupero, riduce i costi e rende più affidabile la classificazione.
Il codice CER o EER non è quindi una formalità da inserire alla fine del percorso. È il punto di partenza per decidere come gestire il rifiuto in sicurezza e come mantenere il maggior valore possibile dentro l’economia circolare.