Il green asset ratio è uno di quegli indicatori che raccontano molto più del semplice “quanto è verde” una banca. Serve a capire quanta parte del portafoglio finanzia attività allineate alla Tassonomia UE, quali esclusioni pesano sul risultato e perché un numero apparentemente basso non va letto in modo superficiale. In questo articolo spiego come si calcola, quali attivi entrano davvero nel perimetro, come interpretarlo nei bilanci e cosa cambia nel 2026 per chi lo pubblica o lo consulta.
I punti chiave per orientarsi subito
- Il GAR è un indicatore di trasparenza, non un coefficiente patrimoniale.
- Misura la quota di esposizioni allineate alla Tassonomia UE rispetto alle esposizioni eleggibili.
- Conta moltissimo il perimetro: numeratore, denominatore ed esclusioni possono cambiare parecchio il risultato.
- Un valore basso non significa automaticamente scarsa sostenibilità: spesso riflette limiti di dati, composizione del portafoglio e regole di calcolo.
- Nel 2026 il quadro di reporting resta in evoluzione, quindi la nota metodologica va letta con attenzione.
- Per interpretarlo bene conviene affiancare al GAR altri segnali, come il flusso di nuovi finanziamenti e il piano di transizione.
Che cosa misura davvero il GAR e come si ottiene
Io lo leggo come un indicatore di allineamento del portafoglio, non come un voto finale sulla qualità di una banca. In pratica, il rapporto confronta le esposizioni che finanziano attività considerate sostenibili secondo la Tassonomia UE con il totale delle esposizioni eleggibili incluse nel perimetro di calcolo. Il risultato è una percentuale che dice quanta parte dell’attivo bancario “misurabile” sostiene attività allineate ai criteri europei.
La logica è semplice, ma il contenuto dietro la formula è più sottile di quanto sembri. Nel denominatore non entra tutto ciò che esiste in bilancio, ma solo ciò che è eleggibile per la metrica. Nel numeratore entrano invece le esposizioni che risultano effettivamente allineate. Se un’attività non può essere valutata in modo affidabile, spesso viene esclusa da entrambi i lati per evitare di falsare il rapporto.
| Elemento | Cosa rappresenta | Perché conta |
|---|---|---|
| Numeratore | Esposizioni allineate alla Tassonomia UE | Indica la parte di portafoglio che finanzia attività considerate sostenibili |
| Denominatore | Esposizioni eleggibili incluse nel perimetro | Definisce il campo di gioco e rende il dato confrontabile solo entro limiti precisi |
| Risultato finale | Percentuale di allineamento | Mostra la quota “verde” del portafoglio misurabile, non dell’intera banca |
Il punto, però, è che questa percentuale non vive da sola: per capirla davvero bisogna vedere quali attivi entrano nel perimetro e quali restano fuori. È lì che il dato diventa interessante, e a volte anche frainteso.
Quali attivi entrano nel perimetro e quali restano fuori
Il GAR non copre tutto il bilancio in modo indistinto. In linea generale guarda alle esposizioni on balance sheet che possono essere valutate rispetto alla Tassonomia, come prestiti e anticipi, titoli di debito, partecipazioni azionarie e, in alcuni casi, immobili recuperati. Questo significa che il numero finale dipende molto dalla struttura del portafoglio della banca.
| Di solito entra | Di solito resta fuori o è trattato con cautela | Effetto pratico |
|---|---|---|
| Prestiti e anticipi | Trading book | Le esposizioni di negoziazione possono ridurre la comparabilità se vengono considerate nel modo sbagliato |
| Titoli di debito non detenuti per trading | Attività non valutabili per mancanza di dati | Un portafoglio con molte aree “non misurabili” può mostrare un GAR più basso senza essere meno impegnato nella transizione |
| Partecipazioni azionarie non speculative | Esposizioni fuori perimetro regolamentare | Il denominatore non coincide con tutti gli attivi della banca |
| Immobili recuperati e alcune esposizioni retail | Operazioni temporanee o poco stabili nel tempo | Il dato fotografa soprattutto la qualità dell’allocazione del capitale, non l’intensità commerciale complessiva |
Qui c’è il primo errore tipico: pensare che una banca con un GAR basso sia automaticamente poco sostenibile. In realtà, se finanzia molte PMI, mutui residenziali o attività di transizione non ancora riconosciute pienamente dalla Tassonomia, il rapporto può restare contenuto anche con una strategia seria. Per questo io non guardo mai il solo numero, ma anche la composizione del portafoglio e il criterio con cui è stato costruito.

Perché un valore basso non racconta tutta la storia
Secondo la Commissione europea, nel dato più recente disponibile il GAR medio allineato della banca europea era pari al 2,8%, corrispondente a circa 816 miliardi di euro su quasi 28 mila miliardi di attività coperte. Lo stesso quadro mostra anche una crescita del volume di attività eleggibili, che è salito con il tempo. Questo dettaglio è importante perché segnala che il mercato sta ampliando la base misurabile, non solo il numeratore.
Tradotto in modo pratico: un rapporto basso può dipendere da tre fattori insieme. Primo, la Tassonomia copre solo una parte delle attività economiche. Secondo, non tutti i clienti o le controparti forniscono dati sufficientemente granulari per essere classificati con precisione. Terzo, molte banche hanno portafogli con un peso rilevante di settori che oggi non risultano ancora allineati, pur facendo parte della transizione reale.
- Portafoglio sbilanciato verso mutui e PMI: spesso pesa meno in termini di allineamento immediato, anche se sostiene economia reale e investimenti diffusi.
- Credito alla transizione: alcuni finanziamenti utili alla decarbonizzazione non sono ancora conteggiati come allineati, quindi il rapporto li “vede” solo in parte.
- Geografia e qualità dei dati: controparti estere, dati incompleti o classificazioni non uniformi possono abbassare il ratio più di quanto si immagini.
Questo è il motivo per cui, quando leggo un report, mi interessa soprattutto capire se la banca sta migliorando la copertura dei dati e l’allocazione del capitale verso attività allineate. Il numero singolo dice qualcosa, ma il trend racconta molto di più.
Come leggerlo quando confronti banche o report
Se confronti due banche con GAR diversi, il rischio è di trarre conclusioni troppo rapide. Due percentuali simili possono nascondere strategie molto diverse, e due percentuali lontane possono dipendere più dalla metodologia che dalla qualità del portafoglio. Io guardo sempre almeno quattro elementi prima di farmi un’idea.
| Cosa controllare | Perché è utile | Errore comune |
|---|---|---|
| Stock o flow | Lo stock mostra la fotografia, il flow mostra la direzione dei nuovi finanziamenti | Scambiare una buona dinamica di flusso per un allineamento già consolidato |
| Perimetro coperto | Dice quali attivi entrano davvero nel calcolo | Confrontare dati costruiti su basi non omogenee |
| Dimensione del denominatore | Aiuta a capire se il ratio è alto perché il numeratore cresce o perché il perimetro è stretto | Leggere la sola percentuale senza vedere il volume assoluto |
| Esclusioni | Spiega perché alcuni asset non compaiono nel rapporto | Considerare una lacuna metodologica come una mancanza di sostenibilità |
Quando il report è ben fatto, di solito trovo anche indicatori complementari, come il livello di nuovi finanziamenti sostenibili o la quota di attività allineate nel banking book in senso più ampio. Questi elementi aiutano a evitare una lettura troppo rigida del solo GAR e a capire se la banca sta davvero spostando il portafoglio, non solo fotografandolo.
Cosa cambia nel 2026 per chi lo pubblica e per chi lo legge
Il quadro normativo non è fermo, e nel 2026 questo conta parecchio. La Commissione europea ha introdotto semplificazioni al reporting della Tassonomia, con applicazione dal 1° gennaio 2026 e possibilità per alcune imprese di adottarle già sul 2026 se più comodo. Sul piano operativo, questo significa che la struttura dei template può cambiare e che la comparabilità tra report diversi va verificata con più attenzione del solito.
In parallelo, l’EBA ha raccomandato di non dare priorità all’enforcement di alcune tabelle ESG legate al GAR fino all’entrata in vigore degli ITS aggiornati. Per chi legge i documenti, il messaggio è semplice: assenza di alcune informazioni non equivale automaticamente a disinteresse per la sostenibilità. Può essere il segno di una fase transitoria del reporting.
- Controlla sempre quale versione del template è stata usata.
- Leggi le note metodologiche prima di confrontare due esercizi diversi.
- Se una banca cambia perimetro, confronta il trend con cautela.
- Non confondere semplificazione del reporting con riduzione dell’ambizione strategica.
Per un lettore italiano questo è particolarmente rilevante, perché nel 2026 il mercato sta ancora assorbendo l’evoluzione della Tassonomia e dei requisiti di disclosure. Se un dato sembra diverso dal previsto, spesso la prima domanda giusta non è “la banca ha fatto poco?”, ma “con quale perimetro e con quale regola sta misurando?”.
Il modo più utile di usarlo senza sovrastimarlo
Se dovessi ridurre tutto a una regola pratica, direi questa: il GAR è utile quando lo si usa come punto di partenza, non come giudizio definitivo. Per me il valore vero emerge solo se lo abbino ad altri segnali della strategia bancaria e della qualità del portafoglio.
- Guarda la tendenza nel tempo, non solo il valore di fine anno.
- Confronta il ratio con il mix del portafoglio: mutui, corporate, energia, immobiliare, SME.
- Verifica se la banca finanzia anche la transizione, non solo le attività già pienamente allineate.
- Controlla se il dato è sostenuto da copertura informativa solida o da stime fragili.
- Nel contesto italiano, presta attenzione a ristrutturazioni edilizie, efficienza energetica, rinnovabili e credito alle imprese manifatturiere, perché sono aree in cui l’allineamento può crescere con velocità molto diverse.
In altre parole, il GAR è davvero utile quando serve a leggere la direzione del cambiamento, non a esaurire il racconto della sostenibilità bancaria. Se lo prendi per quello che è, diventa un indicatore molto forte; se gli chiedi di spiegare tutto da solo, rischi di fargli dire troppo poco o troppo.