Le fasce di prezzo dipendono dal mercato, ma la qualità pesa più del nome
- Nel mercato europeo regolato, una quota EUA ha oscillato intorno a 73-76 euro per tonnellata tra 2025 e inizio 2026.
- Nel mercato volontario, un credito può costare da pochi euro a centinaia di euro per tonnellata, a seconda del progetto.
- I crediti di rimozione costano di più dei crediti di riduzione, perché richiedono più permanenza, controllo e tracciabilità.
- Per un’impresa italiana soggetta a obblighi UE, le compensazioni volontarie non sostituiscono le quote dell’EU ETS.
- Un prezzo basso ha senso solo se capisci davvero standard, vintage, registri e ritiro del credito.
Che cosa stai davvero comprando quando parli di crediti di carbonio
Io parto sempre da una distinzione semplice, ma decisiva: un credito di carbonio rappresenta in genere una tonnellata di CO2 equivalente, cioè 1 tCO2e, evitata, ridotta o rimossa. Non è però sempre lo stesso strumento. Nel mercato volontario compri un credito da ritirare per compensare emissioni residue o per sostenere un progetto climatico; nel mercato regolato compri invece un’unità che serve a rispettare un obbligo normativo.
Nel sistema europeo, la quota si chiama EUA e autorizza l’emissione di una tonnellata di CO2e. Qui il punto non è “compensare” in senso reputazionale, ma adempiere a una regola. Per questo il prezzo delle quote e il prezzo dei crediti volontari non vanno confusi: cambiano la funzione, il rischio, il controllo e perfino il modo in cui il mercato li valuta.
Questa distinzione mi sembra il primo filtro da fare, perché da sola spiega metà delle differenze di prezzo. E da qui si passa alla domanda che interessa davvero: quanto costa, oggi, un credito affidabile?
Quanto vale davvero un credito nel 2026
Se guardo il 2026 con occhi realistici, vedo due mercati che si muovono su scale molto diverse. Nell’EU ETS, ICAP riporta per il 2025 un prezzo medio d’asta di 73,43 euro per tonnellata e un prezzo medio sul secondario di 74,35 euro; all’inizio di giugno 2026 il benchmark europeo si muoveva poco sopra i 76 euro. Nel mercato volontario, invece, la forbice è molto più ampia: si passa da crediti economici venduti a pochi euro per tonnellata fino a progetti ad alta integrità che arrivano ben oltre i 100 euro.
| Mercato | Fascia indicativa 2026 | Cosa stai comprando | Quando ha senso |
|---|---|---|---|
| EU ETS / quote EUA | Circa 73-76 euro/t | Un permesso regolato per emettere 1 tCO2e | Obblighi di conformità per attività coperte dal sistema europeo |
| Crediti volontari di riduzione | Circa 3-40 euro/t | Emissioni evitate o ridotte da un progetto certificato | Compensazione volontaria e budget più contenuti |
| Crediti volontari di rimozione naturale | Circa 20-80 euro/t | CO2 rimossa e stoccata da foreste, suoli o ecosistemi | Strategie net zero più credibili e più attente alla qualità |
| Rimozioni tecnologiche | Da 100 euro/t in su, spesso molto oltre | Rimozione ad alta durabilità con infrastrutture dedicate | Portafogli avanzati, obiettivi di lungo periodo, alta permanenza |
Secondo il World Bank, nel 2025 i prezzi dei crediti nel mercato volontario sono scesi leggermente, ma alcuni segmenti hanno continuato a spuntare un premio, soprattutto i progetti forestali di alta qualità e quelli idonei per l’aviazione internazionale. Il messaggio pratico è chiaro: il mercato non premia più il semplice “credito qualunque”, ma paga di più ciò che ha una storia tecnica più solida.
Per questo, quando vedo un prezzo troppo basso, non lo leggo come un affare automatico: spesso è solo un segnale che quel credito si colloca nella parte meno pregiata del mercato. E qui entra in gioco il perché delle differenze.
Perché due crediti apparentemente simili costano molto diversamente
Il prezzo non dipende solo da quanta CO2 viene evitata o rimossa, ma da quanto il mercato si fida di quel risultato. Io guardo soprattutto questi elementi:
- Tipo di progetto: energia rinnovabile, efficienza, tutela forestale, cookstove, rimozione tecnologica o agricola non hanno la stessa struttura di costo né lo stesso profilo di rischio.
- Riduzione o rimozione: un credito che evita emissioni costa quasi sempre meno di uno che le rimuove e le immagazzina in modo durevole.
- Additionalità: vuol dire che il progetto non sarebbe partito allo stesso modo senza i ricavi dei crediti. Se questa parte è debole, il mercato lo sconta subito.
- MRV: è l’acronimo di monitoring, reporting and verification, cioè monitoraggio, rendicontazione e verifica. Più il sistema è rigoroso, più il credito tende a valere.
- Permanenza: se la CO2 rimane stoccata a lungo, il credito è più interessante; se può essere rilasciata di nuovo, il prezzo cala o viene richiesto un premio di rischio.
- Vintage: i crediti più recenti hanno spesso un valore superiore rispetto a quelli vecchi, perché riflettono standard più aggiornati e una narrativa climatica più allineata alla domanda attuale.
- Standard e registri: un credito registrato e ritirato correttamente su piattaforme riconosciute vale di più di un certificato poco trasparente.
La tendenza del mercato è abbastanza netta: più il credito assomiglia a un prodotto “semplice e controllato”, più costa. Più somiglia a una scommessa sulla qualità futura, più il prezzo si abbassa. A questo punto vale la pena mettere a confronto mercato regolato e mercato volontario, perché lì si chiarisce bene il senso di ogni cifra.
Mercato regolato e mercato volontario non fanno gli stessi prezzi
Qui, in Italia, la distinzione è fondamentale. Un’impresa soggetta all’EU ETS non può pensare di coprire un obbligo regolatorio con un credito volontario qualsiasi. Il sistema europeo ha regole proprie, quote proprie e una logica di scarsità che tiene il prezzo su livelli diversi rispetto al volontario.
| Aspetto | EU ETS | Mercato volontario |
|---|---|---|
| Funzione | Adempimento di un obbligo legale per gli operatori coperti | Compensazione volontaria, target ESG o neutralizzazione delle emissioni residue |
| Unità di scambio | Quota EUA | Credito certificato da un programma o standard |
| Prezzo | Guidato dalla scarsità del cap europeo e dalle aste | Guidato da qualità, standard, progetto, domanda e fiducia |
| Uso degli offset | Non consentito come sostituzione delle quote | Il credito è proprio lo strumento acquistato |
| Logica per un’azienda italiana | Conta per i settori coperti dal sistema europeo | Conta per strategie volontarie, comunicazione climatica e portafogli net zero |
La differenza pratica è questa: se devo rispettare una regola, compro una quota; se voglio finanziare una compensazione volontaria credibile, seleziono un credito adatto allo scopo. Sono due scelte diverse, quindi è normale che abbiano prezzi diversi. Da qui, però, arriva il problema più comune: come capire se un’offerta è seria oppure solo economica?
Come leggere un preventivo senza sbagliare
Quando valuto un’offerta, non guardo mai solo il prezzo per tonnellata. Una cifra molto bassa può nascondere un credito vecchio, un progetto fragile o costi esclusi che emergono solo dopo. Per evitare errori, controllo sempre questi punti:
| Cosa controllare | Perché incide sul prezzo | Domanda pratica da fare |
|---|---|---|
| Standard e metodologia | Non tutti i protocolli hanno la stessa reputazione o lo stesso rigore | Chi ha certificato il progetto e con quale metodologia? |
| Vintage | I crediti recenti tendono a essere più richiesti | Di quale anno è il credito? |
| Registro e serial number | Servono per tracciare il credito e impedirne il doppio conteggio | Posso vedere il numero di serie e il registro di provenienza? |
| Ritiro del credito | Il ritiro documentato è ciò che rende la compensazione credibile | Il retirement è incluso nel prezzo? |
| Costi “all-in” | Broker, fee di piattaforma, verifica, IVA e logistica possono cambiare molto il totale | Il prezzo finale comprende tutte le spese? |
| Claim consentito | Il modo in cui userai il credito cambia il livello di controllo richiesto | Sto comprando compensazione, contributo climatico o neutralizzazione residua? |
Qui c’è un errore che vedo spesso: si compra il credito più economico e poi si prova a costruire attorno una narrazione troppo ambiziosa. Io farei il contrario. Prima definirei il messaggio, poi il livello di qualità necessario, e solo alla fine il budget. Se il claim è forte, il credito deve essere all’altezza; altrimenti il ribasso diventa un risparmio solo apparente.
Il budget giusto nasce dalla qualità, non dal ribasso
Il mercato del 2026 mi sembra più selettivo che mai: da un lato c’è ancora molta offerta di crediti a basso prezzo, dall’altro la domanda si sta orientando verso progetti più solidi, più recenti e più facili da difendere pubblicamente. Questo significa che il prezzo medio non racconta tutta la storia. Racconta solo la parte più comoda.
Se devo dare un’indicazione pratica a un’impresa italiana, la mia regola è semplice: separa sempre obbligo regolatorio, compensazione volontaria e investimenti interni di riduzione. Mischiare queste tre voci porta quasi sempre a budget sbagliati e a crediti acquistati per il motivo sbagliato. E quando il mercato premi i progetti più credibili, il risparmio iniziale può trasformarsi nel costo reputazionale più alto.
In sintesi, il valore dei crediti non sta solo nel numero scritto sul listino, ma nella qualità del progetto, nella trasparenza del ritiro e nella coerenza con l’obiettivo climatico che vuoi dichiarare. Se devo condensare tutto in una frase, è questa: il prezzo basso ha senso solo quando il credito è davvero adatto allo scopo.